expat si nasce?
expat si nasce?
La scorsa settimana Stella ha dovuto prendere un volo per tornare in Italia.
Heinrich l’ha raggiunta in auto pochi giorni dopo.
Stella negli ultimi anni ha sviluppato una certa allergia verso i viaggi in aereo perché le riportano alla mente il frenetico anda e rianda per raggiungere Heinrich nella profonda provincia super produttiva del Baden-Württemberg .
Stavolta, mentre era al gate, aspettando di salire a bordo, ha "annusato" svariati esemplari di "expat" che esternavano platealmente la propria "certificazione berlinese".
Avrebbe scommesso non so cosa che tutte le persone adocchiate avessero la loro base negli Ortsteile più "cool", ovvero Prenzlauer Berg, Kreuzberg e Friedrichshain. Al limite anche in qualche Kieze di Neukölln, ovviamente quelli più gentrificati, strappati al mondo musulmano mediante una qualche operazione di maquillage sociale. E, come si vede nella mappa, sono tutti intorno al fulcro di Berlino, Mitte: Prenzlauer Berg e Friedrichshain afferenti alla Ex Berlino Est, mentre Kreuzberg alla ex Berlino Ovest.
Sono anni che Stella osserva il baratro che c’è tra gli anni della sua formazione e quelli che sta vivendo la generazione dei loro figli. Tutto si è trasformato con grande velocità e i Millennials, poi seguiti dalla generazione Z, sono riusciti a spostarsi dappertutto.
Per loro non è stata una conquista mettersi uno zaino in spalla e partire mostrando carta di identità o passaporto alle frontiere. Quando nella seconda metà degli anni Ottanta naceva il programma Erasmus nascevano anche questi ragazzi. In quegli stessi anni i Baby Boomers erano ormai nel mondo del lavoro, o quasi, la generazione X iniziava a godere delle frontiere aperte, ma il processo vero e proprio di scambi, di intercultura, sarebbe partito realmente soltanto con le generazioni successive.
Per Stella il problema è, che dopo tanti decenni, si ritrova ancora ad assistere a spettacoli fuori del tempo: alla vergogna per l’espatrio, appannaggio delle generazioni passate, si profila ai suoi occhi la spocchia dell'espatrio.
Gli italiani non sono più gli emigrati del secolo scorso, ora sono cervelli in fuga, cervelli più degli altri.
Per lei sarebbe del tutto adeguato, dopo la nascita di tanti progetti scolastici e universitari interculturali, che non ci siano frontiere mentali tra un Paese europeo e l‘altro.
Che vivere qua o là non rappresenti un merito, ma solo una pura casualità.
Che l’Erasmus non si scelga per riempire il curriculum di “crediti fighi”, ma per crescere, per espandere la propria mente, e mai per gonfiarsi come un pavone davanti a chicchessia.
Invece, anche da questo, si vede chiaramente che l’Europa non è affatto unita.
Si vede che il provincialismo è ancora dominante e che nonostante ci si sposti, si viaggi in lungo e in largo, il cervello rimane spesso in standby. E Stella , ancora una volta rimane attonita davanti alle manifestazioni di coloro che le buttano in faccia “io sono qua, a Berlino ci vivo, non sono un turista, me ne torno "all' "Italì" per qualche giorno, e se mi rivolgi la parola nella mia lingua madre mica ti rispondo e, anche se mi hai sgamato, io "faccio muro" ".
Ma perchè?
Questa tipologia di italioti, con addosso il travestimento da simil berlinesi, magari con un substrato evidente di accento pugliese, lombardo o toscano, cosa pensa ci faccia lì Stella in fila con loro, perdipiù in là con gli anni, ma con lo stesso zaino in spalla di quando era giovane?
Berlino fa spesso questo effetto su coloro che cercano la loro emancipazione in una città che ancora oggi si ritiene aperta a tutto e a tutti.
Nonostante abbia assistito tante altre volte a simili alzate di ingegno, nonostante abbia letto articoli, libri che non nascondono comportamenti di questa levatura, Stella non molla, non vuole arrendersi, spera ancora che un flusso tanto fitto di scambi culturali, commerciali e lavorativi, educhi questi famosi cervelli in fuga alla gentilezza, e ne plachi i toni di superiorità.
Sarà che Berlino rimane una calamita e, pur dopo decenni dalla caduta del muro, attrae allo stesso modo di quanto facesse, ai tempi della sua infanzia e giovinezza, Berlino Ovest.
E sono davvero ancora molti i giovani che lasciano l‘Italia alla ricerca di un mondo magico e fantastico che poi, dopo lo sballo iniziale, tanto fantastico non è.
Salita a bordo a Stella le cose non sono poi andate molto meglio.
Nel corso dei suoi anni di "anda e rianda in solitaria", prendendo aerei come si prendono gli autobus, ha sempre scelto, un pò per gioco e un pò per scaramanzia, lo stesso posto accanto al finestrino, in coda al velivolo. E, come si sa, scegliere il posto, e non affidarsi al caso, ha un costo nella prenotazione.
Per Stella è irrinunciabile perché ama fotografare il paesaggio, riconoscere i posti, osservarne il cambiamento al passare delle stagioni: il fascino delle colture nei campi, il rigore in cui sono suddivisi i terreni, i colori che assumono in inverno o in primavera ed estate le danno quelle emozioni che rendono sopportabile il controllo bagagli, l’attesa in sala, la fila al gate, la scomodità delle poltroncine a bordo.
Ma se poi qualcuno le chiede di scambiare il posto per un motivo del tutto banale o addirittura incomprensibile, vi lascio immaginare la sua desolazione.
E anche stavolta non le è stata risparmiata questa penosa esperienza.
Difeso il suo finestrino con impassibile fastidio, neanche ghiaccio e neve in Germania e tanta pioggia in Italia le hanno impedito di regalarsi qualche scatto interessante.
Buon volo anche a voi!