Stella ha sempre amato le sue origini siciliane, anche se ormai lontane. 

Suo padre non c’è più e non è semplice mantenere un filo con una famiglia che si è andata disperdendo. 

Per chi ha avuto voglia di vedere altro, spostarsi, e per chi poi, figlio, ha avuto paura delle tante contraddizioni annusate in vacanza nella terra dei propri genitori, la Sicilia è rimasta una terra lontana. Per i figli dei figli addirittura qualcosa di ignoto, distante o, nel migliore dei casi, un sogno di riappropriazione che avrebbe potuto, nel tempo, realizzarsi.

Stella aveva provato sin da piccola, al suo primo contatto, una sorta di appartenenza. 

Ma con l'andare degli anni ha anche visto ridursi la possibilità di ritagliarsi del tempo sull'isola.

Sono passati quasi dieci anni dall'ultima volta che ha messo piede nei luoghi dove i suoi nonni avevano trascorso la giovinezza. 

Ogni po' Stella ed Heinrich si ripropongono di tornare, ma di anno in anno le difficoltà aumentano e vedono sempre sfumare un qualsivoglia programma di vacanza, anche se di pochi giorni.

Stella però conserva tante cose del passato: oggetti del nonno mai conosciuto e bellissimi gioielli della nonna. Cose da cui farebbe fatica a staccarsi perché costituiscono l’unico ponte tangibile che riesca a proiettarla nella storia familiare paterna. 

E quando, tanti e tanti anni fa, precisamente tre decenni, una persona a lei molto cara, le aveva riportato, da una tournée canora nelle terre dei suoi avi, una minuscola scheggia di terracotta, ne aveva letto un duplice valore evocativo: provenienza ovviamente, ma anche la particolare forma che richiamava quella della Sicilia.

Era talmente contenta di un simile regalo, che magari per i più sarebbe stato percepito solo come un minuscolo frammento senza valore, che aveva immediatamente pensato di darle la giusta consacrazione.

Le era subito uscito dalla matita il disegno di un ciondolo pronto a contenere il suo reperto: aveva accentuato il contorno attraverso una lamina d’oro opaco e poi, agganciando, sia sul fronte che sul retro, il simbolo della Trinacria, sempre forgiato in oro, aveva fatto passare al suo centro un filo d’oro, modellato a mò di gancio, attraverso il quale far passare un nastro di cuoio o una finissima catenina a cui appendere il ciondolo.