un salotto urbano fa primavera
4 marzo 2026
un salotto urbano fa primavera
4 marzo 2026
E ci risiamo.
Era giugno quando Stella ed Heinrich, rientrati a Berlino, si erano trovati in un Biergarten di Kreuzberg a parlare di nascite e di conflitti internazionali.
Una dicotomia che va avanti dall'inizio dei tempi.
Ora Stella ed Heinrich sono di nuovo a Berlino e, come nel giorno della marmotta, si ritrovano nella medesima situazione di quasi un anno fa.
La sola differenza è che all'orizzonte neanche una nuova benaugurante attesa.
Sono molto preoccupati, nonostante siano ben allenati alle tensioni internazionali sin dalla giovane età: dopo un‘infanzia molto protetta erano ben presto arrivati alla consapevolezza che gli equilibri conquistati dall'Occidente all'indomani della Seconda guerra mondiale avevano una instabilità strutturale.
In quegli anni entrambi potevano aver paura della propria morte, che avrebbe spazzato via tante speranze coltivate negli anni, la realizzazione di sogni, magari anche fanciulleschi, ma pur sempre linfa vitale per iniziare le giornate nel verso giusto.
Ma da quando hanno visto la fragilità dei propri figli, appena approdati su questa terra, quella dei genitori invecchiati che, anno dopo anno, si sono appoggiati al loro vigore, la loro paura ha cambiato faccia. La paura si è fatta più larga, è arrivata ad abbracciare l'aria, l'acqua, gli alberi, le risorse. La paura di perdere il futuro per chi verrà dopo di loro, per chi è ancora giovane e sognante come lo erano stati da ragazzi.
Ma non possono bloccarsi e aspettare.
Stella ed Heinrich sono sempre in movimento, vogliono vedere, uscire per non perdersi la bellezza che la natura e le opere dell'uomo possono offrirgli.
Questa domenica si ritrovano quindi a camminare per Pankow, Ortsteil molto esteso, appartenente al ben più vasto Bezirke omonimo, a Nord-Est del Land, un tempo nella zona sovietica.
Non una meta a caso, ma accuratamente scelta al mattino, seduti a colazione al loro famoso tavolo da cui possono consultare la mappa di Berlino.
Ritengono importante tornare in un luogo scoperto due anni prima, del tutto per caso, nel dirigersi verso lo Schlosspark Schönhausen: Amalienpark.
Un elegante salotto urbano, un posto magico dove poter tirare un gran sospiro, sentirsi per un istante in pace e credere che tutto prima o poi possa trovare una soluzione.
Un pensiero che può durare anche un solo attimo. Ma è bello e importante esserne pervasi per poterlo conservare come bene prezioso.
Amalienpark è sostanzialmente una piazza verde, una delle tante a Berlino, dove la natura va sempre a braccetto con il costruito: la superficie totale si aggira sui 3000mq.
Verso la fine del XIX secolo l'architetto Otto March era stato incaricato di rivalutare la piazza esistente, nata precedentemente come piazza cittadina dell'allora sobborgo di Pankow, identificata nel piano regolatore come punto nevralgico di ritrovo per la sicurezza antincendio in un'area densamente popolata.
Il progetto prevedeva un insieme di edifici che esprimesse l'allora moderno stile di vita rurale, costruiti in onore della principessa Amalia di Prussia, sorella di Federico il Grande, con al centro un'ampia zona alberata lambita da un circuito carrabile che si immette nella Breite Straße, strada attualmente a media circolazione. Da qui già si può ammirare, in bella mostra, la scultura bronzea degli "Amanti seduti", opera del 1976 di Carin Kreuzberg.
Si contano nove edifici a due o tre piani, con intonaco chiaro, che al loro interno hanno appartamenti ben diversi dalle piccole e anguste case popolari berlinesi di fine Ottocento.
Tutti gli edifici, simili tra loro, presentano però una nota caratteristica, un particolare nelle bellissime logge che dominano le facciate: c'è quella in cui svetta un timpano, un'altra che si chiude a campana, o ancora con un chiaro richiamo alle case anseatiche o alle mansarde francesi.
Durante l'era DDR Amalienpark era un posto amato e segretamente custodito da molti artisti.
Nonostante, a partire dal 1992, l'intero complesso sia stato oggetto di restauro, ha continuato ad essere prediletto da artisti, tanto che in uno dei due edifici di testa spicca una famosa galleria d'arte. Una dei suoi famosi abitanti fu Christa Wolf, l'autrice di Kassandra, che vi morì nel 2011.
Una delle case a nord del complesso, distrutta in un bombardamento nel 1944, fu interamente ricostruita contestualmente all'operazione di riqualificazione dell'area.
Stella e Heinrich, camminando nel piccolo parco, trovano nei primi segnali di una tiepida primavera una serenità che in questi giorni avevano dimenticato.
Stare vicini, come le due figure della statua.
L'uno accanto all’altra.
Non fermarsi.
Mai.
Neanche con venti di guerra che soffiano, implacabili, da Oriente a Occidente, da Occidente a Oriente.