un salotto urbano fa primavera
un salotto urbano fa primavera
E ci risiamo.
Era in giugno quando Stella ed Heinrich, rientrati a Berlino, si erano trovati in un Biergarten di Kreuzberg a parlare di nascite e di conflitti internazionali.
Una dicotomia che va avanti dall'inizio dei tempi.
Ora Stella ed Heinrich sono di nuovo a Berlino e, come nel giorno della marmotta, si ritrovano nella medesima situazione di quasi un anno fa.
La sola differenza è che all'orizzonte neanche una nuova benaugurale attesa.
Sono molto preoccupati, nonostante siano ben allenati alle tensioni internazionali sin dalla giovane età: dopo un‘infanzia molto protetta sono arrivati ben presto alla consapevolezza che gli equilibri conquistati dall'Occidente all'indomani della Seconda guerra mondiale erano più che instabili.
In quegli anni entrambi potevano aver paura della propria morte, che avrebbe spazzato via tante speranze coltivate negli anni, la realizzazione di sogni, magari anche fanciulleschi, ma pur sempre linfa vitale per iniziare le giornate nel verso giusto.
Ma da quando hanno visto la fragilità dei propri figli, appena approdati su questa terra, quella dei genitori invecchiati che, anno dopo anno, si sono appoggiati al loro vigore, la loro paura ha cambiato faccia. La paura si è fatta più larga, è arrivata ad abbracciare l'aria, l'acqua, gli alberi, le risorse. La paura di perdere il futuro per chi verrà dopo di loro, per chi è ancora giovane e sognante come lo erano stati da ragazzi.
Ma non possono bloccarsi e aspettare.
Stella ed Heinrich sono sempre in movimento, vogliono vedere, uscire per non perdersi la bellezza che la natura e le opere dell'uomo possono offrirgli.
Queat domenica ritrovano quindi a camminare per Pankow, Ortsteil molto esteso, appartenente al ben più vasto Bezirke omonimo, a Nord-Est del Land, un tempo nella zona sovietica.
Non una meta a caso, ma accuratamente scelta al mattino, seduti per colazione al loro famoso tavolo da cui possono consultare la mappa di Berlino.
Ritengono importante tornare in un luogo in cui due anni prima erano capitati del tutto inaspettatamente nel dirigersi verso lo Schlosspark Schönhausen: Amalienpark.
Un vero salotto urbano, un posto magico dove poter tirare un gran sospiro, senntirsi per un istante in pace e credere che tutto prima o poi possa trovare una soluzione.
Un pensiero che può anche durare un solo attimo. Ma è bello e importante esserne pervasi per poterlo conservarlo come bene prezioso.
Amalienpark è sostanzialmente una piazza verde, una delle tante a Berlino, dove la natura va sempre a braccetto con il costruito: la superficie totale si aggira sui 3000mq.
Verso la fine del XIX secolo l'architetto Otto March fu incaricato di rivalutare la piazza esistente, nata precedentemente come piazza cittadina dell'allora sobborgo di Pankow, nel piano regolatore identificata come punto nevralgico di ritrovo per la sicurezza antincendio in un'area residenziale densamente popolata.
Il progetto prevedeva un insieme di edifici che esprimesse l'allora moderno stile di vita rurale, costruiti in onore della principessa Amalia di Prussia, sorella di Federico il Grande, con al centro un'ampia zona alberata lambita da una strada che va a immettersi nella Breite Straße, strada attualmente a media circolazione. Da qui già si può ammirare, in bella mostra, la scultura bronzea degli "Amanti seduti", opera del 1976 di Carin Kreuzberg.
Si contano nove edifici a due o tre piani, ben diversi dalle piccole case e anguste case popolari berlinesi di fine Ottocento. Tutte con qualcosa di diverso, un particolare che soprattutto caratterizza la cornice delle bellissime logge, cifra distintiva di tutti gli edifici: a timpano, a campana, con un richiamo alle case anseatiche o alle mansarde francesi.
Durante l'era DDR Amalienpark era stato eletto a posto segreto, ben custodito, soprattutto dagli artisti. Apartire dal 1992 l'intero complesso è stato oggetto di restauro ed ha continuato ad essese prediletto da artisti. Una delle case a nord del complesso, distrutta in un bombardamento nel 1944, fu ricostruita solo dopo la caduta del muro.
Stella e Heinrich, camminando nel piccolo parco, trovano finalmente una serenità che in questi giorni avevano dimenticato, una tranquilla e tiepida primavera.
Stare vicini, come le due figure della statua, non girati di spalle, ma camminando insieme, l’uno accanto all’altra, stringendosi forte le mani.
Non fermarsi.
Mai.
Neanche con venti di guerra che soffiano da Oriente a Occidente, da Occidente a Oriente.