l'odore di casa
l'odore di casa
Stella non ha mai capito perché nella sua casa d'infanzia, moderna, piena di bellissimi mobili, pezzi di design dei favolosi anni Sessanta, la cucina fosse tanto piccola.
Sua madre la chiamava "il cucinino". Era separata da un muro senza una porta da quello che, sempre sua madre, chiamava "il tinello".
Che orribili denominazioni.
Ci si alzava quindi dal tavolo in formica, che oggi si chiamerebbe laminato, scostando la sedia imbottita rivestita in vilpelle, che oggi si chiamerebbe ecopelle, si girava l'angolo e ci si trovava subito stretti tra due file di bellissimi mobili in acciaio laccati di verde, dove però c'era tutto: lavello, cucina con forno a gas, frigorifero e persino una grande cappa anch'essa verde.
E dire che la casa era grande, spaziosa, luminosa, con un vasto terrazzo che si affacciava sul parco cittadino. Aveva due bellissimi bagni con ampie finestre, ma rimaneva il fatto che la cucina fosse poco più grande del terrazzo di servizio dove veniva steso il bucato.
Anche oggi, dopo decenni, Stella continua a chiedersi come mai la rivoluzione femminista avesse prodotto una tale stortura nello studio planimetrico degli appartamenti nati insieme a lei.
Ma forse lo spazio angusto riservato alla cucina non era stata una vera e propria conquista delle donne, ma l'invito di non si sa chi a chiunque, di qualsiasi genere fosse, volesse dedicare tempo all'arte culinaria, di farlo, sì, ma quel tanto che basta per nutrirsi.
Come se lo spazio dedicato ai fornelli fosse sinonimo di costrizione e vessazione.
Guardandolo con gli occhi di chi sta vivendo nel terzo millennio, questo manifesto che propone la cucina come simbolo della sottomissione di genere era a dir poco mal riuscito.
Quando invece, durante il fine settimana, Stella si trovava catapultata nella casa della nonna paterna, Giovanna, in pieno centro a Roma, entrava in tutt'altra dimensione.
La casa era altrettanto grande, probabilmente anche parecchio più grande, ma molto tetra, tanto che sua cugina la chiamava la casa degli spettri.
La differenza maggiore era però nella cucina, che per Stella era tutt'altro che oscura, bensì inondata dalla luce della grande finestra che dava su un bellissimo giardino tra i villini dei primi del Novecento.
Quello spazio ampio, pressoché quadrato, per lei era magico.
Sono passati un milione di anni da allora, ma potrebbe ancora disegnarla perfettamente, ricollocando ogni oggetto nella sua precisa posizione .
La cosa che l'aveva sempre colpita era la parete "dell'acqua", quella a destra della finestra, dove erano in fila i tre lavelli, ognuno con una precisa funzione: il primo in marmo a due vasche non molto profonde dove venivano lavate le stoviglie, il secondo, a vasca unica, che serviva per sciacquare e poi lasciare la frutta in fresco e infine il terzo, più simile ad un pozzetto abbastanza capiente, per gli stracci per la pulizia.
Al centro troneggiava un grande tavolo di legno dipinto di bianco bianco con un piano in marmo grigio, mentre nella parete opposta a quella dei tre lavelli era sistemato il frigorifero accanto alla porta e poi a seguire i fornelli con forno e grande cappa sovrastante. Nella parete di fronte alla finestra era invece sistemata una credenza degli anni cinquanta, smaltata color panna con sportelli leggermente bombati e vicino alla porta un bellissimo armadio a muro di legno, bianco come il tavolo, con sportelli a vetri dove sua nonna Giovanna, oltre a zucchero, pasta, marmellate, vari tipi di farine, usava conservare i meravigliosi dolci che faceva abitualmente per i suoi nipoti.
Non era una nonna dolce, tutt'altro: piuttosto scostante e altezzosa e poco incline alle smancerie.
Si capiva che veniva da un ambiente che non le aveva concesso interazioni sociali spontanee. Era chiaro che era rimasta perlopiù chiusa nella sua bolla, sotto una campana di vetro piena di principi e principesse.
Suo figlio, il padre di Stella, era riuscito a portarla forse due volte nella sua casa in provincia.
E, una volta lì, sembrava proprio un pesce fuor d'acqua.
Una di queste, Stella non l'ha mai dimenticata.
Avrà avuto tredici anni e, come spesso accadeva, la sua amica Maria era con lei per trascorrere il pomeriggio insieme. Era la prima volta che Maria incontrava la nonna paterna di Stella. Effettivamente su di lei aleggiavano racconti bizzarri, che poco la accomunavano alle nonne del loro gruppetto di amiche, ma Stella fu molto colpita da quanto le chiese Maria qualche giorno dopo.
Pensava fosse uno scherzo.
Ma come le era venuta in mente una domanda tanto bizzarra?
Nonna Giovanna una diva del cinema muto?
Solo quando fu più grande, e le capitarono casualmente in mano le foto che suo padre scattò in quella particolare occasione, capì l'impressione avuta da Maria.
Fu così che prese a spulciare gli album di famiglia e trovò alcune foto della nonna da poco trasferitasi a Roma, quindi risalenti ai primi anni Trenta.
Che dire? Aveva una sua allure.
Per lei nonna Giovanna era sempre stata un mondo a parte, quasi una non nonna, visto il legame fortissimo che invece la legava all'altra. Si sa che questo tipo di situazione è più che usuale e, per questo, a Stella non sembrava poi un gran problema.
Vedeva che sua madre non legava affatto con la suocera, ma niente di nuovo sotto il sole e, che suo padre, secondogenito, era in continua lotta con la madre, ma anche questo non faceva notizia.
Stella assisteva a scene tratte "da una famiglia siciliana" ogni volta che metteva piede a Roma.
Ma quell'odore, quella fragranza che le riempiva il naso ogni volta che varcava la porta della cucina, la tranquillizzava e la pervadeva di una sensazione che, diventata grande, le appariva come qualcosa molto simile alla pace.
Una quiete fatta di brodo di polpettine gustosissime, di una carne prelibatissima, crostate da leccarsi i baffi e mai più assaggiate, cannoli al limite dell’estasi.
La stessa tranquillità che vorrebbe ritrovare nella nuova cucina che, ormai da mesi, sta cercando di progettare perché, cosa non trascurabile, la mamma di Stella quando, a metà degli anni Settanta si trasferirono in una casa molto più grande, volle che lo spazio da destinare alla preparazione del cibo fosse tale e quale a quella del vecchio appartamento, nonostante avessero a disposizione una metratura quasi tre volte maggiore.
Una decisione che Stella, sin da piccola, ha sempre considerato bizzarra, se non fastidiosa. Per lei cucinare è sempre stata un'occasione per pacificarsi con il mondo, per rilassarsi, cose che non riescono molto bene se si è chiusi in un cunicolo.
Quasi fosse una punizione.
Ora che la grande casa è passata a lei vorrebbe ritrovare lo stesso odore, quella cascata di luce, ma anche la bella vista e, perchè no, la possibilità di poter condividere con altri i suoi momenti tra pentole e fornelli.
Se ci dovesse riuscire, vi farà un fischio: tutti a tavola!