la Rosa di Berlino
29 aprile 2026
la Rosa di Berlino
29 aprile 2026
Settimane fa Stella è arrivata per caso nella piazza che la città di Berlino ha dedicato a Rosa Luxemburg.
Bellissima sensazione.
Ha sentito dentro di sè coraggio, consapevolezza di avere paura, ma anche fiducia in qualcosa.
Senz'altro non nella religione.
Non in bandiere brandite con prepotenza, senza rispetto, senza la minima consapevolezza che di punti di vista ne esistono "uno, nessuno, centomila".
Fiducia nella cultura, nello studio, in una buona formazione, in una preparazione adeguata. Fiducia nel raggiungimento di un pensiero critico, di vedere nascere germogli anche laddove i terreni appaiono impermeabili e senza adeguato nutrimento.
Stella era già era passata di là, una fredda sera d'inverno, per andare ad uno spettacolo al cinema-teatro Babylon che è sulla Rosa Luxemburg Strasse, ma non aveva ben percepito questo spazio, davvero particolare, dominato dal Volksbühne.
Contestualmente alla riqualificazione della piazza, prima della Grande Guerra, tra il 1913 ed il 1914, era stato edificato questo imponente teatro per il popolo, per circa duemila persone, fortemente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale, ma poi ricostruito e ampliato conservando sì gli stilemi modernisti, ma apponendovi significative modifiche.
Purtroppo Stella lo ha trovato chiuso.
Oskar Kaufmann, architetto ungherese di origine ebraica, che aveva lavorato in Germania tra il 1895 ed il 1933 e che, nel corso della sua professione, si era dedicato principalmente alla costruzione di teatri, ne era stato il progettista.
Stella ha avuto il grande privilegio di avvertire la potenza della Rosa alla quale è intitolata la piazza, una donna piccola piccola, ma di una grandezza enorme nel panorama politico-culturale a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Rosa Luxemburg aveva avuto l'enorme fortuna di nascere in una famiglia ebraica, molto liberale, che le aveva consentito di nutrire la sua mente brillante.
Nata nella Polonia russa, sin da giovanissima liceale, aveva mostrato la sua insofferenza per il potere dominante e, insieme allo studio, aveva coltivato idee politiche marxiste, tanto che, per sfuggire ad un possibile arresto, aveva dovuto lasciare la Polonia per stabilirsi in Svizzera, a Zurigo.
Per potersi poi trasferire a Berlino, ed aderire al più grande e meglio organizzato partito socialista d’Europa, aveva addirittura scelto di sposare un cittadino tedesco.
Nel 1916 era stata arrestata dopo il fallimento di uno sciopero internazionale e condannata a due anni di reclusione. Successivamente aveva partecipato alla Rivoluzione tedesca di novembre del 1918 che aveva condotto alla trasformazione dello Stato tedesco, da monarchia costituzionale, in repubblica parlamentare democratica.
Dopo aver contribuito alla fondazione del Partito Comunista di Germania era stata rapita nel corso della rivolta di gennaio del 1919 e poi assassinata dai cosiddetti Freikorps, gruppi paramilitari ingaggiati dal governo socialdemocratico. Recuparato il suo corpo in un canale berlinese solo alla fine di maggio, era stata sepolta al Memoriale Socialista all'interno del cimitero di Friedrichsfelde anche se rimangono ancora molti dubbi sull'autenticità del cadavere.
Rosa Luxemburg è stata una donna molto colta, forte e determinata, con idee chiare e inflessibili sulla politica e sull'economia internazionale, che ha lasciato un'impronta indelebile in uno dei più importanti momenti della storia moderna, portando dentro di sè la parte migliore della cultura familiare ebraica e liberale: la profonda tensione verso un pensiero critico in continua evoluzione e trasformazione.
Mettendo piede in questa piazza, con in mente la straordinaria tenacia di Rosa Luxemburg, Stella ha infatti chiarito un aspetto molto importante, per anni affrontato in modo abbastanza nebuloso, del trasporto di Heinrich verso la conoscenza dell'ebraismo, verso i meccanismi della sua cultura millenaria.
In Heinrich, da subito aveva trovato anche un forte senso di colpa, ovvero il sentimento radicato nella maggior parte dei figli e dei nipoti di coloro che hanno appoggiato, assistito o contrastato, il genocidio degli Ebrei.
Del resto è ben chiaro che l’appartenenza ad un popolo che si è macchiato di una simile atrocità è uno stigma che il cittadino tedesco ha stampato addosso da più di ottanta anni.
Ma il modo con il quale ci si riesca a convivere è diverso da persona a persona.
Resta però il fatto che il peso rimane e a Stella non è certo sfuggito il macigno ben piantato sulle spalle di Heinrich.
All’inizio ne è rimasta quasi schiacciata, dato che non riusciva a condividerne la portata, come se percepisse che giudizio e obiettività di Heinrich ne fossero in qualche modo paralizzati.
Accompagnandolo in visite di sinagoghe e musei ebraici, in molte città europee, le si è sempre più chiarita la posizione del marito tanto che, la primitiva percezione della “colpa di un intero popolo”, è stata pian piano sostituita dal privilegio di confrontarsi con l'enorme e instancabile spirito di sopravvivenza di "un altro popolo", sopravvissuto alla diaspora prima e all’olocausto poi. Un popolo spesso allontanato dai mestieri, che ha fatto dello studio, l'arte, la cultura tutta, la più grande arma per resistere ai secoli.
E' questo bene prezioso che la maggior parte degli uomini sottovaluta.
Stella conserva ancora la speranza che la dedica di questa piazza ad una figura così carismatica e complessa sia di ricordo e, perchè no, anche di monito, a tanti altri, giovani e meno giovani come lei.
Che la cultura sprigionata da questo spazio, dall'imponenza di un teatro, il Volksbühne, da una parte, dalla raffinata qualità di un cinema d'essai, il Babylon, dall’altra, possa far capire quale sia la strada da seguire per essere portatori sani di pensiero critico.