Stella, come tutti, ha amicizie nate in diversi momenti della propria vita.
Amicizie di infanzia che la seguono da anni, amicizie di gioventù, dei tempi di scuola e università, più rare quelle della maturità.
Qualcuna si è persa per strada, pur conservando un posto nel suo cuore, altre le sta traghettando nella senescenza…che parola orribile…
Ma ce ne sono alcune, almeno tre, in cui è incappata in modo talmente particolare che si ricorda ancora oggi il preciso momento dell'incontro.
L'ultima, in ordine di tempo, è arrivata all'inizio degli anni Novanta.
Dipartimento di urbanistica della Facoltà di Architettura, aula semivuota, corso che Stella aveva dovuto scegliere a malincuore per aver inciampato, suo malgrado, in una "testa a nodi", sedicente esimio professore universitario, e nell'assistente, suo pari.
La voglia di seguire una lezione subito dopo pranzo era alle stelle. Figuriamoci di sedersi nelle prime file. Invece un posto in fondo all'aula le permise di scrutare "la fauna", davvero esigua, sparpagliata qua e là. La colpì una ragazza, alquanto "belloccia", con un rossetto rosso, ma tanto rosso, che si faceva e non si può non dirlo così, "di molto" gli affari suoi. Era piuttosto chiaro che non volesse dare confidenza a nessuno. In quel preciso istante Stella capì che lei sarebbe stata senz'altro la persona giusta per stabilire un contatto in un corso scelto a forza.
E così fu.
Tempo dopo venne a sapere che la sua collega, poi amica, incarnava il vero spirito maremmano.
E a Stella evidentemente piaceva la sua franca rudezza.
Poi avvenne anche il miracolo: la materia, che sulla carta detestava, le piacque e le diede tante soddisfazioni sia nell'immediato che nella professione. Forse anche per merito della sua nuova amica.
Da allora sono trascorsi quasi trentacinque anni e le due, stagione dopo stagione, hanno visto crescere la loro amicizia pur con centinaia di chilometri tra loro.
Hanno intrapreso e creato insieme cose piuttosto importanti, non ultima la tesi di laurea.
Ma prima di questo evento epocale Stella aveva realizzato per lei un bracciale.
Non era destinato alla sua amica, bensì alla cognata.
Non è per nulla scontato essere amica della propria cognata, spesso accade l’esatto contrario.
Ma nel loro caso l'amicizia è addirittura sopravvissuta ad un divorzio. Davvero "tanta roba".
Stella spera che anche il bracciale abbia subìto la stessa sorte e sia tuttora un "pezzo" da far risplendere in giro.
La sua amica le aveva chiesto un gioiello unico nel suo genere, piuttosto flessibile, che si adattasse al polso e che fluttuasse con il movimento.
Per questo Stella aveva subito pensato ad un modulo ripetibile di semplice realizzazione: una piccola e leggera asticella in oro giallo, ad un estremo ripiegata a voluta e, all’altro, culminante una piccola sfera d'oro bianco. Montati uno dietro l'altro, questi piccoli elementi erano in grado di fare quanto richiesto, ma Stella aveva anche altro in mente: creare un binomio, tra una catena formata dai piccoli elementi ed un altro modulo quasi doppio della catena stessa, più spesso e sagomato sulla linea nel polso.
Ne fece un modellino in rame e stagno per rendere più comprensibile la sua idea, o almeno più di quanto non facessero già i suoi schizzi.
Ottenuto il via libera dall'amica fece partire l'esecuzione.
Altro lavoro per la sua valente e preziosissima orafa di fiducia.
Il risultato fu eccellente, almeno per lei. Quasi quasi lo avrebbe voluto tenere per sé.
Farne una copia neanche a parlarne.
Per Stella il rispetto del "pezzo unico" era ed è tuttora il punto di partenza delle sue creazioni.
Ovviamente non è la strada per la ricchezza, ma questa è un'altra storia.