La nonna di Stella aveva un grande appartamento al mare dove ospitava i suoi quattro nipoti per buona parte dell’estate.

Stella infatti trascorreva tre dei quasi quattro mesi di vacanza con lei, suo fratello ed i suoi due cugini.

La nonna viveva un po’ qua e un po’ là.

Dopo la morte del marito non riusciva a stare sola e sceglieva quasi sempre la primavera per trascorrere del tempo con la famiglia di Stella.

Così, subito dopo la chiusura della scuola, erano tutti pronti alla partenza.

Si preparavano valigie con vestiti, buste con pinne, maschere e giochi vari e si caricava la macchina della mamma che allora sembrava grande ma che, rivedendola ora, sarebbe una pulce tra giganti.

Aveva inizio un viaggio che, ai tempi, sembrava non finire mai.

La pianura pontina era una giungla, auto sfrecciare da destra a sinistra, il canale a lato strada una vera terza corsia per guidatori distratti.

Si arrivava a destinazione tutti stropicciati ma elettrizzati per l’apertura della stagione dei bagni di sole e di mare da condividere con i due cugini.

La nonna di Stella era la classica maestra che, dovunque fosse, era sempre in missione come insegnante.

I suoi quattro nipoti impararono da lei un po’ di tutto.

Innanzitutto a riconoscerla come timoniera e a seguire le poche regole fondamentali della casa,

ovvero aiutare sempre nei piccoli lavori domestici, essere educati con le persone e mai chiassosi nel condominio nelle ore di riposo.

In particolare insegnò a Stella le basi della cucina e a lavorare all’uncinetto, attività che attirò sfottò e sberleffi dei tre maschi, ma che la nonna spense in modo esemplare.

Organizzò una gara di catenella, dando ai nipoti il vantaggio di poter unire le loro creazioni. 

Nonostante questo vinse la piccola Stella.

La nonna era una cuoca fantasiosa e generosa che accontentava i quattro nipoti in ogni loro richiesta, finanche quella di Stella di mangiare polenta al pranzo di Ferragosto.

I due piatti che la nonna amava cucinare, e che le venivano benissimo, erano il pollo con i peperoni ed il tortino di alici.

Per il primo aveva un enorme tegame in rame che teneva appeso in cucina.

Era un incanto vederlo preparare ed una delizia sedersi a tavola per gustarlo tutti insieme.

La nonna comprava un pollo intero e lo passava alla fiamma dei fornelli per bruciare il piumaggio ancora attaccato alla pelle. Per la cucina si diffondeva subito quel particolare odore che a Stella faceva rizzare le antennine: a tavola sarebbe arrivato un gustosissimo pollo con i peperoni…..evviva!

Ora non ricorda con precisione le varie operazioni nell'ordine esatto in cui le faceva sua nonna;  comunque Stella, soprattutto negli ultimi tre lustri, visto che suo marito Heinrich ne è ghiotto, lo ha preparato secondo quello che le ha dettato la memoria. La differenza sostanziale è che non parte mai da un pollo intero, un vero buon pollo ruspante, come faceva sua nonna, ma si accontenta di comprare cosce e  sovracosce che poi spella accuratamente. Colesterolo, digestione e linea ringraziano: l’età avanza e le generazioni sono sempre più alla ricerca della leggerezza.

Come avrebbe potuto scrivere il prozio Artusi, un piatto debitamente trasformato “per stomaci deboli”.

Dopo aver saltato il passaggio "bruciacchiatura”, ricordo “faro” della sua infanzia, Stella mette in un tegame di acciaio a fondo pesante olio extra vergine di oliva, peperoncino macinato, una mezza cipolla ben tritata e uno spicchio di aglio a cui ha accuratamente tolto il germoglio interno. Imbionditi aglio e cipolla versa il pollo nella casseruola, lo sala e lo pepa, lo gira e lo rigira fino a ottenere una perfetta rosolatura. A questo punto lo spruzza con un pò di vino bianco e lascia asciugare per poi aggiungere qualche cucchiaio di polpa di pomodoro e infine, dopo qualche minuto,  i peperoni puliti e tagliati a listarelle e quache foglia di basilico.

La cottura vera e propria ha inizio!

Una bella stufatura a pentola coperta che volge a termine solo quando si sarà creata quella bella salsina cremosa che lega pollo, pomodoro e peperoni.

A quel punto il tegame è pronto per essere portato in tavola assieme a delle belle fette di buon pane saporito per fare la devotissima e generosissima scarpetta.