Nel 1974 Stella cominciò la sua storia sciistica sul monte Livata, sopra Subiaco, costretta a seguire madre e fratello. Lui adorava la neve, per Stella invece era una vera tortura: la vestizione a strati, stretti e aderenti, lo subiva come un supplizio quotidiano! Ma non si poteva sottrarre tanto più che era pure bravina, vocata allo stile dello slalom speciale e non certo alla velocità: anche in quello si manifestava la sua natura riflessiva. Andavano a fine febbraio-inizio marzo per godere più ore di luce. In quei tempi la neve c’era anche in centro Italia e si sciava fino a Pasqua. Ovviamente non esisteva l’uso dei cannoni per innevare.
Erano ospiti delle “gemelle”, ovvero zia Sesa e zia Nia, le cugine più care di sua madre, sebbene molto più grandi di lei: avevano un appartamento a Campo dell’Osso, uno dei punti dove alla fine dei favolosi anni Sessanta erano stati realizzati gli impianti di risalita per gli interessi di non so quale Ministro.
Le due ziette erano entrambe vedove, ma zia Sesa era l’unica ad avere una figlia, di età tra lei e suo fratello.
Vivevano tutte e tre insieme: Zia Sesa era insegnante di disegno e storia dell’arte in un istituto superiore, mentre zia Nia era quella che in casa si occupava di tutto.
Le accomunava la passione per la cucina, lo sport ed i viaggi in giro per il mondo.
Avevano la rara capacità di far apparire tutto semplice, ma anche l’effetto di farti sentire una perfetta incapace se non si afferrava al volo il loro pensiero.
Visto che durante la settimana bianca dovevano sfamare innanzitutto tre ragazzini si dilettavano in ricette veloci e gradite a tutti.
Le fettine in padella, o più elegantemente scaloppine, con mortadella e formaggio, mettevano tutti d’accordo anche perché poi, con il sughetto che si formava in cottura, si intingeva il pane, che era una meraviglia, o si poteva usare nel piatto come condimento di verdure al vapore, nel caso qualcuno dei “ragazzi” le osasse mangiare.
Negli anni Settanta non c’era la distribuzione alimentare di ora, figuriamoci poi in un posto di montagna. Sicchè era uso arrivare già con un consistente rifornimento di cibo a lunga conservazione, tra cui tante tante sottilette. E proprio le sottilette si usavano per questa ricetta. Per conservare la carne avevano preso un piccolo congelatore e, all’arrivo, preparavano porzioni adatte per sei persone.
Stella le aveva viste preparare mille volte.
Pulire le fettine dai piccoli grassetti per non incorrere nei continui “bleah” dei tre
ragazzini, metterle direttamente nella padella fredda leggermente unta con olio di oliva e subito coprire ciascuna con una piccola fetta di mortadella ed una sottiletta. Mettevano poi la padella con il coperchio sui fornelli.
Stella associa questa ricetta più a zia Sesa che a zia Nia perchè le esportava dovunque arrivasse, e lei e suo fratello erano contentissimi quando arrivava da loro perchè si metteva subito in cucina a prepararle.
Senza bisogno di salarle e girarle sono pronte in pochissimi minuti. Il coperchio non fa evaporare il sughetto e fa fondere il formaggio a meraviglia.
Visto che sono passati più di quaranta anni e Stella non vive in un posto sperduto di montagna, è solita usare il fiordilatte anziché le sottilette e, molto spesso, sostituisce la mortadella con il prosciutto cotto, soprattutto quando si trova nella sua casa di Berlino.