A.A.Arte cercasi
26 agosto 2026
A.A.Arte cercasi
26 agosto 2026
Stella da bambina non aveva un gran trasporto verso il disegno e la pittura.
Alla luce di quanto è accaduto nei decenni successivi ora si potrebbe dire che il suo pallino, già in tenera età, era la progettazione e l’organizzazione in genere.
Ma lei ovviamente non lo sapeva, ne era del tutto inconsapevole.
Solo nel millennio successivo ha mostrato le sue doti peculiari.
Quando riceveva in dono bambole, soprattutto le mitiche Barbie, il suo primo istinto era quello di togliere gli abiti in dotazione e di crearne di diversi, tessuti diversi, colori e tagli diversi.
Non si fermava ad abiti ed accessori, spesso interveniva con tagli di capelli improbabili, aspettando invano che ricrescessero per sperimentare nuove acconciature.
Faceva tutto questo in gran segreto, senza farsi vedere da quei guastafeste dei cugini che, insieme a suo fratello, le escogitavano tutte per stroncare la sua creatività, ritenendola talmente femminile da distoglierla dal fare comunella con i loro giochi da maschi.
Con il passare degli anni cominciò a pensare ai vestiti per sé.
A quei tempi era ancora molto diffuso il lavoro sartoriale, ad ogni livello, diversamente da ora che sembra essere appannaggio esclusivo delle case di alta moda.
Accompagnava spesso sua madre a fare acquisti in negozi di tessuti e, alla fine degli anni Settanta, quelli di scampoli erano di gran voga, probabilmente nati sulla scia dell’austerity.
Per Stella fu un vero e proprio laboratorio creativo.
Quel suo "non so che", che probabilmente avevano intuito anche alcune insegnanti delle scuole medie indirizzandola a proseguire studi artistici, Stella lo percepiva anni luce lontano da quello che si faceva e di cui si parlava quotidianamente in famiglia.
Non aveva ancora capito che qualsiasi cosa, lavori o progetti che fossero, nascevano da una buona dose di creatività: i bozzetti per gli abiti da affidare alle sarte come le mirabolanti antenne di suo padre o i continui lavori di tappezzeria casalinga di sua madre, non ultime le magnifiche borse colorate e ricamate ricavate da vecchi jeans.
Allora pensava che avrebbe dovuto avere la mano fatata, veloce e innata come quella di alcuni suoi amici che, sin dalle scuole elementari, sfornavano disegni meravigliosi.
Fu per questo che, d’istinto, aveva assecondato le sue spiccate doti logico matematiche, erigendo di fatto un muro tra scienza e arte.
Solo parecchi anni dopo a Stella le si era finalmente accesa la lampadina, ovvero che la creatività è il fulcro di ogni progetto, in qualsiasi campo, che sia un'opera artistica o la soluzione di un problema matematico.
Aveva finalmente capito che, in entrambi i casi, oltre a tanta capacità di astrazione, ci vuole anche una dose massiccia di pazienza, ore ed ore di duro lavoro e di moltissima pratica.
Ciò si traduce in esercizio e abnegazione sostenuti da fantasia e intuizione.
L’età le ha anche insegnato che ci vuole tempo: andare sempre avanti, ma senza fretta.
Piuttosto avere la costanza di aspettare. Aspettare che arrivi il giusto equilibrio per capire dove, come e quando far scatenare i propri neuroni.
Aveva dunque capito che saper disegnare un bellissimo cavallo significava avere il cavallo ben definito in testa. E che questo fotogramma non nasceva da solo, si materializzava solo dopo tanta osservazione, infinito lavoro, punto dopo punto, linea dopo linea così da poterlo trasferire in modo adeguato sul foglio bianco. E quanti fogli strappati prima che il cavallo potesse sprigionare la sua potenza fin quasi a far sentire il suo nitrito.
Stella aveva anche accettato che non tutti hanno il giusto talento per far trottare il cavallo sul foglio bianco e che, anche nel disegno bisognava trovare la propria strada, lavorando spesso di arguzia, per tirare fuori quel che si vuole esprimere.
E lei, partendo dalla matematica, passando poi per la geometria, per la composizione, attraversando la storia, attingendo quindi ad una marea di differenti competenze, solo oggi è finalmente approdata alla sua specificità, che sia arte o no, che piaccia o meno.
C'è anche chi dopo aver sentito il nitrito del cavallo sul foglio bianco voglia arrivare a tracciare altro, qualcosa di altrettanto potente, ma personale.
C'è anche chi con un turbinio di colori in testa, cromie dissonanti e meravigliose, riesca a traghettare l’innata capacità descrittiva in un segno nuovo e irripetibile, un vero marchio di fabbrica.
Ed è proprio ciò che Stella, in queste ultime settimane, ha ritrovato in alcune opere esposte in una mostra che ogni anno viene allestita nella fantastica cornice di Villa Fidelia a Spello.
Il luogo da solo vale la visita, appena fuori la cinta muraria cittadina.
Un sito che ha avuto tante vite e destinazioni, partendo dall'impianto sacrale di tarda epoca romana per poi passare all'impronta settecentesca di Giuseppe Piermarini e che, attualmente, viene aperta in occasioni di eventi culturali.
La mostra, quest'anno a vocazione francescana, e nella terra del santo omonimo non sembra poi così sorprendente, si sviluppa sui tre piani della villa, nel giardino e nella limonaia.
Scorrendo le opere nelle varie sale Stella ha riconosciuto il tratto pittorico di un suo amico di gioventù che diventa roboante attraverso un chiaroscuro di colori con cui evoca la potenza dei volti che ha scelto di ritrarre.
Nei due quadri riconosce le cere ad olio, la medesima tecnica usata anni prima nella sua prima produzione, ma moltiplicandone e definendone con maggiore cura gli accostamenti cromatici.
Mentre è lì davanti, immersa in questo tripudio di colore, sente di aver avuto la rara fortuna di aver incontrato chi sa far galoppare un cavallo su un foglio bianco ma, soprattutto, chi, dopo averlo fatto uscire dai bordi, è riuscito a creare un suo personalissimo ed efficacissimo modo di comunicare.
E non c'è cosa più bella che riuscire ad offrire agli altri il proprio mondo.
Persino Stella che, ormai da decenni scrive disegnando e disegna scrivendo, pur lasciando il cavallo nel box, è riuscita ad aprire la finestra per liberare la sua personale ventata di pensieri e parole.