Luna andava veloce
19 agosto 2026
Luna andava veloce
19 agosto 2026
La casa dove Stella ha trascorso la sua adolescenza, e dove è tornata ormai da tre lustri, è stata costruita negli anni Settanta dai suoi genitori in un posto allora ancora vergine: aperta campagna al margine meridionale della città.
Nel progetto della lottizzazione, presentato dal proprietario dell’immenso terreno che circondava una chiesa con annesso monastero in completo abbandono, era stato tracciato un grande viale per collegare la strada statale e l’arteria principale della cittadina con l’area in collina. Lassù era prevista la realizzazione del nuovo polo ospedaliero.
In tal modo il grande viale isolava l'emergenza storica dai terreni in vendita per la realizzazione di edilizia residenziale unifamiliare.
Trent'anni dopo, per motivi meramente politici, la nuova struttura sanitaria fu costruita nella piana alluvionale ad ovest del centro, ma il "vialone", così come veniva da sempre chiamato nella famiglia di Stella, era rimasto segno evidente di una fallimentare operazione urbanistica.
Solo ultimamente si è creata una cordata di investitori che hanno pensato bene di trasformare il sito storico in un resort di lusso.
Chissà che il “vialone”, irrisolto da decenni, trovi il suo perché e venga magari impreziosito da un'elegante alberatura diventando in tal modo teatro di una viabilità più controllata.
Chissà che non ritorni la tranquillità di quando Stella e suo fratello, nella piena inconsapevolezza dei propri genitori, si buttavano, armati di skateboard, diventati popolari in Italia proprio in quegli anni, giù per la lunga e larghissima discesa.
Il fratello di Stella aveva anche montato una vela alla sua tavola, a mo’ di windsurf, per "navigare" agilmente il tratto in pianura che lo separava dal "vialone".
Il problema era l’assenza di un impianto di risalita. Ma erano talmente giovani e indomiti che non avvertivano la benchè minima fatica, tanto da ripetere il su e giù non si sa quante volte.
Suo fratello talvolta portava con sé la loro cagnolina che, tenuta al guinzaglio, lo trainava come fosse una slitta.
Luna, così il padre di Stella, per rimarcare la sua passione per le missioni spaziali, aveva voluto chiamare la cucciola arrivata a far parte della loro famiglia, era stata voluta insistentemente dal fratello subito dopo il trasloco dall'appartamento in centro.
Era una lupetta con una folta pelliccia lucida e nera.
Aveva due occhi di un giallo profondo che più vivaci non si può.
Era di media taglia, agilissima e scattante.
Luna aveva mostrato sin da piccola un naturale fastidio per il rombo dei motori, soprattutto quello dei motorini truccati dei ragazzini.
Diventava una furia: abbaiando come una forsennata percorreva velocissima un sentierino che aveva creato con la propria galoppata lungo il muro di cinta della casa che, sfortunatamente, costeggiava la strada principale della lottizzazione.
E dai e dai in poco tempo aveva perso del tutto la voce e il suo abbaio si era trasformato velocemente in una specie di rantolo.
Per questo era diventata lo zimbello degli stessi adolescenti del quartiere che, in sella ai loro motorini strombazzanti, la schernivano e la aizzavano in modo sgradevole.
Stella spesso si ritrovava ad osservare queste scene da dietro la finestra.
E giù caldi lacrimoni, intrisi di rabbia, lungo il viso.
Non sopportava il bullismo verso i suoi coetanei, figuriamoci verso animali che non erano in grado di interagire e argomentare il proprio disagio.
Ma questo era solo il primo grande cruccio di Luna.
Il peggiore era arrivato con la Befana dei suoi quattro anni.
Cruccio di Luna, ma enorme soddisfazione del padre di Stella.
Era stato per anni alla ricerca di un bel lupacchiotto per la sua cagnolina.
E quindi Luna aveva dovuto forzatamente accettare questa sorta di matrimonio combinato ed entrare nella folta schiera delle cagnoline abbandonate con prole.
il 6 gennaio 1981 erano nati quattro cuccioli: due maschi e due femmine.
Il padre di Stella aveva subito scelto il maschio più pasciuto e, di gran lunga, il più prepotente.
Suo fratello aveva avuto il privilegio di scegliere il nome del batuffolone morbido e nero: Niki, in onore del grande campione di Formula Uno di quegli anni.
Per quanto Luna fosse intelligente, molto sveglia e obbediente, in una parola, smart, Niki era sì, bellissimo e prestante, ma piuttosto imbambolato e, soprattutto, molto viziato.
Dopo lo svezzamento Luna, in cuor suo, sperava di potersene liberare.
Con il passare del tempo aveva però capito che quel cucciolone, tanto tontolone quanto prepotente, non aveva intenzione di schiodare dal suo giardino.
Ma non si era data del tutto per vinta.
Un bel giorno, approfittando di una distrazione di qualcuno della famiglia, che aveva dimenticato il cancello aperto, era uscita di soppiatto dal giardino.
Sapeva bene che il caro figlioletto l'avrebbe seguita.
Così era stato.
Niki, che imitava la madre in tutto e per tutto, pur non essendo assolutamente in grado di emularla, le era andato dietro.
Quando Stella si era accorta dell'accaduto aveva immediatamente allertato il resto della famiglia e le ricerche erano subito iniziate.
Ben presto Luna era stata avvistata, trotterellante, sulla via del ritorno. Sembrava avere una espressione serena e soddisfatta.
Di Niki nulla. Passavano le ore, l'area perlustrata si era allargata, ma nulla.
In serata Stella, tornando triste e sconsolata da un lungo giro di in auto, lo aveva avvistato, a neanche un chilometro da casa, che vagava per la strada come un cavallo brado.
Fermata l'auto lo aveva immediatamente chiamato per farlo salire.
Niki sembrava aver visto acqua nel deserto. Con un salto era atterrato sul sedile posteriore dell’auto.
Quando Luna si era ritrovato di nuovo Niki in giardino l’espressione che illuminava i suoi occhi aveva lasciato posto alla desolazione.
Non era riuscita a liberarsi del suo cucciolo, ormai solo un fastidiosissimo fardello.
Mondo infame: anche i cani sanno essere mammoni e bamboccioni.
E dire che Luna andava veloce.
E quanto!