la città del Walter
2 settembre 2026
la città del Walter
2 settembre 2026
Stella aveva capito sin da piccola che per lei non sarebbe stato semplice.
Semplice cosa?
Ovviamente districarsi in mezzo al pensiero comune, non mollare davanti alle risposte più ovvie, alla dilagante volontà di non soffermarsi sui particolari.
Le era stato troppo spesso consigliato di evitare l’analisi.
Ma Stella, cocciuta e indomita come pochi, non aveva mai piegato la testa e non aveva mai cercato di scansare i perché ed i per come anche quando avrebbe potuto evitarne la fatica, accontentandosi di un semplice compromesso.
E' stato così anche nei confronti dell’architettura.
Si è raramente accontentata del solo studio in archivio, in biblioteca, di passare in rassegna faldoni, libri e riviste.
Quando ha potuto è andata in lungo ed in largo per capire forme, materiali, composizione di monumenti e palazzi calandosi nei loro spazi o nella vastità territoriale di un piano urbanistico.
Arrivata a Berlino Stella ha iniziato a passare a setaccio la città, ma non lo ha fatto come quando, con zaino in spalla, aveva girato per l'Europa.
Si è trovata subito d’accordo con Heinrich che, avendo a disposizione giorni, mesi ed anni, sarebbe stato più elettrizzante lasciare al caso, vagare senza promemoria di emergenze e luoghi da visitare.
Di volta in volta hanno quindi prediletto l’effetto sorpresa: mappare sì il territorio, augurandosi di essere stupiti da quello che avrebbero trovato, lasciando il più possibile lontano ogni sorta di pregiudizio.
Così non è stato per Gropiusstadt.
Stella ha evitato per anni di andare a fare un sopralluogo.
Così come aveva fatto ai tempi dell'università.
Poi, questa primavera, insieme ad Heinrich, si è avventurata nel "profondo" Sud-Est di Neukölln.
Aveva avuto paura di ritrovarsi in un territorio fantasma o dormitorio, una di quella operazioni urbanistiche a cavallo degli anni Sessanta e Settanta che, se mal riuscite, hanno prodotto effetti sociali deflagranti.
E di certo non mancavano indizi e campanelli d'allarme.
Levare la testa da sotto la sabbia e calarsi in un ambiente tanto differente da quello in cui è cresciuta e in cui, in definitiva, ha sempre vissuto, non è stato semplice.
Accettare che un piano urbanistico di un architetto della levatura di Walter Gropius, fondatore e primo direttore del Bauhaus, le potesse apparire come un grande errore di valutazione sociale, sarebbe stato un vero colpo al cuore, soprattutto in veste di professionista con una passione viscerale per la storia dell’architettura moderna e contemporanea.
Il pregiudizio si è andato sgretolando man mano che Stella ed Heinrich si sono addentrati nel reticolo di strade, contornate sia da edifici a torre che a piastra a due piani, i primi residenziali e gli altri a destinazione scolastica o commerciale, per poi ritrovarsi nel parco a ridosso del vasto edificio a semicilindro, emblema di Gropiusstadt, progettato dal “Maestro” in persona.
E lì sono stati letteralmente rapiti dalla vita che sgorgava da ogni sentiero, dai graffiti, dai video di street dance girati da un vivace gruppo di ragazzi, dalle aree gioco dei bambini, fino alle panchine brulicanti chiacchiere di mamme e anziani.
Addirittura tavolate e teli in terra per pranzi domenicali nel parco.
Fermento ovunque, a tutti i livelli, vivacità di un intero quartiere in un polmone verde attrezzato e in parte lasciato a bosco.
Stella si è quindi resa conto che la vita privata quotidiana che scorre negli edifici progettati, alti e massicci, riesce ad uscire e a sgorgare negli spazi lasciati a verde, a bosco, nelle aree destinati al terziario, rappresentando un chiaro esempio di socialità.
Stella si è quasi commossa.
Decenni prima aveva lasciato tutto questo sulle pagine delle sue amate pubblicazioni di settore, manuali o monografie dedicate ai maestri dell’architettura contemporanea, ed ora è in grado di ammirare il risultato di uno delle proposte più emblematiche di "architettura partecipata".
Stella avverte quasi il vociare concitato di una sala fumosa in cui i progettisti si trovano di fronte coloro che andranno ad insediare la zona.
Avverte quasi il serrato scambio di opinioni tra architetti, tecnici e sociologi che dibattono ascoltando e valutando con attenzione le mille esigenze di una cittadinanza estremamente eterogenea.
Ore ed ore di "architettura partecipata" per riuscire a delineare soluzioni abitative e sociali che possano soddisfare le esigenze di persone tanto diverse tra loro ma, soprattutto, in continua evoluzione generazionale, oggi sembrano aver in qualche modo funzionato.
O forse, dopo le tante critiche ricevute nel primi decenni di vita del complesso, qualcosa è realmente cambiato e, a fronte delle forti denunce di disagio sociale, sono state messe in campo nuove politiche per attivare interventi decisivi mirati soprattutto all'integrazione.
E quindi creazione di spazi per la comunità e rivitalizzazione delle ampie aeree verdi in vistoso degrado.
Dal taglio del nastro sono trascorsi più di cinquant'anni e dalla riunificazione di Berlino poco meno di quaranta.
A volte ci vuole tempo, tanto tempo, perchè un piano urbanistico possa realmente trasformarsi da un bel disegno su carta a città a tutti gli effetti.
A volte succede, a volte no.
Chissà che Stella nei prossimi mesi non riesca a ritrovare il bandolo della matassa e non abbia voglia di ripercorrere la storia di questo importante lavoro che, alla fine degli anni Sessanta, aveva riportato Walter Gropius nella sua Berlino.
Spedirà un delle sue cartoline?