Poco più che trentenne Stella si trovò a vivere due bellissimi anni in un casolare nella piana umbra.
Nel corso del tempo l'edificio aveva avuto diverse destinazioni: opificio con essiccatoio per la trasformazione del tabacco e poi maneggio dei possidenti terrieri della zona.
Quando Stella era arrivata lo aveva trovato trasformato.
A memoria rimanevano solo le stalle vuote dei cavalli.
Lasciato invariato il piano terreno a magazzino, il primo piano era stato diviso in quattro unità immobiliari che si sviluppavano lungo un ballatoio.
Stella ed il primo marito, appena sposati, ne affittarono una come loro dimora, mentre altre due erano state scelte da altrettante coppie di amici.
La quarta fu presa dalla combriccola per non avere estranei con cui condividere il bellissimo spazio esterno. Sotto il meraviglioso e immenso gelso erano infatti soliti imbandire la tavola per il pranzo domenicale e, nell’appartamento comune, organizzare feste invernali con camere per gli ospiti annesse.
Dopo appena un anno la coppia più giovane, che si era ricongiunta in modo più che mirabolante, attraversando Balcani e Alpi, si trovò in attesa di un bambino.
Paura e sgomento si impossessò dei due ragazzi poco più che ventenni.
L'affetto che si respirava nel casolare spazzò via il dubbio e fu così che tutti insieme attesero l'arrivo primaverile di una meravigliosa pupetta, preannunciata da una copiosa nevicata di metà aprile.
Stella decise di creare un piccolo oggetto per celebrarne la nascita.
Pensò ad una cometina, una piccola stella in filo d'oro da appendere, ad una catenina o ad un laccio di cuoio, mediante la sua coda realizzata con la medesima V tridimensionale usata nei ciondoli progettati nello stesso periodo.