F come donna
7 ottobre 2026
F come donna
7 ottobre 2026
Per piú di cinquant’anni Stella ha trascorso gran parte dei mesi estivi sulla costa a ridosso della pianura pontina e da sempre ha avuto nelle orecchie la storia della sua famiglia materna che si era trasferita nell'allora Littoria, l'odierna Latina, per il lavoro del nonno.
I pini marittimi, così come gli eucaliptus, sono gli alberi della sua vita, come l'infinita linearità dell'Appia e le migliare che la tagliano perpendicolarmente sono le strade che più ha percorso fino a pochi anni fa.
Tutte cose entrate da pochi anni tra i ricordi, quelli belli che fanno sorridere ma che fanno anche sgorgare lacrime di nostalgia.
Qualche giorno fa lei e Heinrich si sono trovati a percorrere strade simili, viali di pini marittimi ed eucaliptus, ed hanno subito pensato di essere tornati indietro nel tempo e di essere stati dirottati improvvisamente dalla costa ovest della Sardegna sulla pianura pontina.
Che strana sensazione.
Ecco poi arrivare il cartello: Fertilia.
Per entrambi, fino a quel momento, quel nome rappresentava esclusivamente l'aeroporto di Alghero.
Un nome bizzarro, evocativo.
E poi quelle strade tutte dritte e parallele, quegli alberi.
Ma certo, stavano per varcare le porte di una città di fondazione fascista di cui non ricordavano assolutamente l'esistenza.
Ecco poi apparire le case popolari, la piazza con la chiesa e la scuola, la strada principale con i portici che si infrange in una grande affaccio tipo rotonda sul mare, con la città di Alghero sullo sfondo.
Tutto come da catalogo.
Stella si è sentita in un certo modo a casa. Tanti stilemi e forme che l'hanno tenuta a battesimo, insieme al romanico umbro, al rinascimento fiorentino ed al barocco romano, per il suo ingresso nel mondo dell’architettura.
Il fatto è che nè lei nè Heinrich si sarebbero aspettati nulla di simile.
Del resto sono arrivati là senza una preparazione attenta del territorio.
Come sempre hanno pensato di girovagare, scoprire e poi analizzare ciò in cui si sarebbero imbattuti.
Anche stavolta hanno scelto di farsi sorprendere.
E questa sì che è stata una cosa davvero inattesa!
La fatalità ha anche voluto di farli arrivare nei giorni della celebrazione del novantesimo anno della fondazione della cittadina, così da poterne leggere la storia attraverso la mostra allestita lungo i portici del viale che dalla chiesa conduce al mare.
Un' operazione del tutto simile era stata fatta a Sabaudia nel 2014 per commemorare l'ottantesimo della sua fondazione e Stella aveva potuto riconoscere, passando in rassegna una vastissima galleria di foto e documenti, molti richiami a parenti della madre arrivati lì dalla Romagna.
Scorrendo i vari pannelli Stella ed Heinrich hanno ripercorso l'evoluzione del luogo e capito cosa evoca il nome Fertilia: la donna come emblema di fertilità.
Per questo era stato scelto l’8 marzo come giorno per la posa della prima pietra.
Come nella pianura pontina tutto era iniziato con una operazione di bonifica.
Nello specifico della pianura malarica della Nurra di Alghero avviata nel 1927.
Poi dal 1933 erano arrivate le proposte progettuali. La prima era impostata sul concetto di città giardino in voga in quel periodo in tutta Europa, che prevedeva emergenze sparse nel verde.
Dal suo ridimensionamento, per pure esigenze economiche, era nata Fertilia con i suoi edifici costruiti in pietra locale decorati in trachite, proveniente da cave limitrofe, che Stella ed Heinrich hanno potuto ammirare sulla spiaggia di Porto Ferro, a nord-ovest di Fertilia.
Il primo ad essere edificato, e completato in soli 40 giorni, era stata la scuola.
Al suo fianco era poi partito il cantiere della chiesa, degli edifici del viale che conduce al mare, e via via delle case popolari e infine delle residenze per i funzionari locali.
La cittadina era destinata a coloni della provincia di Ferrara e del Veneto, coloro che avevano lavorato per la bonifica del territorio.
Nel 1936 l'inaugurazione e pochi anni dopo l'arresto della costruzione per lo scoppio della seconda guerra mondiale, con la fine della quale era stata poi avviata una ulteriore fase di colonizzazione da parte degli esuli istriani, fiumani, dalmati.
La pianura della Nurra in pochi anni si era trasformata in una terra fertile e ben sfruttata. Erano sorte numerose aziende incentrate sulla coltivazione del grano, della vite e sull'allevamento del bestiame.
L'aeroporto ad essa intitolato era stato costruito allo scoppiare della guerra civile spagnola per rifornire gli aerei diretti nella penisola iberica: una pista ellissoidale sterrata che ancora si percepisce nelle foto aeree, che nel tempo si è trasformata in quella attuale, ovviamente molto più estesa.
Fertilia ha da sempre rappresentato un posto dove si sono mescolate persone provenienti da diversi posti del nord est italiano e della penisola istriana.
In seguito esuli da tutto il Mediterraneo: una comunità multiculturale.
Il leone di Venezia posto sopra la stele fronte mare, realizzato a metà degli anni Cinquanta, è il simbolo dell'identità della popolazione di tutto l'alto Adriatico .
La differenza che Stella ed Heinrich hanno notato con la pianura pontina è nella posizione della zona umida, che qui non si frappone tra città e mare, ma si trova alle sue spalle verso sud-est: lo stagno di Calich.
Stella ed Heinrich hanno lasciato Fertilia con lo stesso straniamento che avevano provato tante volte partendo da Sabaudia: come stessero abbandonando una condizione metafisica.
Quasi uscendo da una opera dechirichiana.
Solo la vista su Alghero li aveva in un certo qual modo riportati nei propri corpi.
Purtroppo il sapore della deportazione da una terra all'altra accomuna le due città sebbene ad Alghero sia avvenuta una operazione ben più atroce.
A Fertilia il regime fascista ha fatto arrivare in una terra malsana, ma baciata dal sole, un cospicuo numero di lavoratori che la rendessero fertile.
Poco meno di seicento anni prima, a metà del XIV secolo, gli aragonesi avevano invece effettuato ad Alghero una vera e propria epurazione della popolazione sardo-ligure, deportandola in Spagna in stato di schiavitù e sostituendola con coloni catalani.
Ma questa è un'altra storia.
Una storia che si ripete.
Si ripete.
Si ripete